Due investitori romani hanno acquistato tramite la propria banca intermediaria delle obbligazioni Astaldi tra il 2014 e il 2017. A seguito del concordato preventivo di Astaldi, le obbligazioni furono convertite forzosamente in azioni e strumenti finanziari partecipativi, non quotati e non negoziabili, con una perdita molto importante del capitale investito. I due si sono rivolti a Martingale Risk, per recuperare quanto perso. Dall’analisi svolta dal nostro team, sono emerse alcune criticità imputabili alla banca intermediaria che ha venduto i titoli. I questionari MiFID degli investitori risalivano rispettivamente al 2008 e al 2009 e non erano mai stati aggiornati sino alla data del primo acquisto in obbligazioni Astaldi (febbraio 2014), ovvero per oltre cinque anni. Dai questionari emergeva un profilo di rischio basso/moderato: il primo investitore dichiarava una conoscenza nulla delle obbligazioni strutturate e nessuna attività in ambito finanziario; la seconda dichiarava una conoscenza bassa e, nel 2016, affermava di non tenersi mai aggiornata sui mercati e di non sapere come funziona la diversificazione. L’obiettivo dichiarato dagli attori era: “rendimento massimo medio con rischio di perdita medio/bassa”, obiettivo concorde con un profilo prudente. Le obbligazioni Astaldi, invece, avevano già al primo acquisto un rating speculativo ad alto rischio (B+/B1 secondo S&P, Fitch e Moody’s), rating che era poi ulteriormente peggiorato negli anni successivi fino a B- nell’agosto 2017. I titoli Astaldi hanno rappresentato circa il 50% del portafoglio complessivo degli investitori, una concentrazione su un unico emittente giudicata del tutto inappropriata. Le operazioni non erano quindi appropriate al profilo di rischio dei due. Inoltre, la banca non ha rispettato i propri obblighi informativi, in quanto non ha verificato che i due risparmiatori consultassero le schede informative dei titoli. Inoltre, la banca non ha mai avvisato gli investitori della non appropriatezza degli investimenti rispetto al loro profilo di rischio, né ha acquisito da loro una conferma informata e consapevole di voler comunque procedere, obbligo che sussiste anche per le operazioni eseguite online. Con il nostro supporto, i due si sono rivolti al Tribunale di Roma; il giudice ha concordato con il nostro punto di vista, ed ha condannato la banca a risarcire i due clienti per la somma di € 296.010,59 oltre interessi.
Causa vinta in 36 mesi – leggi la sentenza integrale