CMC Ravenna

CMC Ravenna, il concordato semplificato arriva all’omologa: ai creditori chirografari resta una frazione del capitale

Per chi detiene obbligazioni o strumenti finanziari partecipativi della CMC di Ravenna la partita concorsuale si sta chiudendo, e si chiude male. Il 28 luglio 2026 il Tribunale di Ravenna ha celebrato l’udienza di omologazione del concordato semplificato depositato dalla cooperativa il 19 dicembre 2025. Si attende ora il decreto.

Il dato che meglio racconta cosa resta ai creditori non è una percentuale, ma un prezzo. Il ramo d’azienda operativo di CMC, cioè il marchio storico, 597 dipendenti, appalti, infrastrutture e alcune partecipate, è stato ceduto per 17,5 milioni di euro. A fronte di un passivo che si aggira intorno ai due miliardi.

Per gli obbligazionisti, però, il concordato non esaurisce la questione. La procedura riguarda l’emittente. Chi ha acquistato quei titoli allo sportello di una banca ha una posizione ulteriore e distinta, che riguarda l’intermediario che glieli ha collocati.


Come si è arrivati fin qui

La Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna, fondata nel 1901 e per decenni tra i maggiori general contractor italiani, chiese l’accesso al concordato preventivo “con riserva” il 4 dicembre 2018. Pesavano circa due miliardi di debiti e una carenza di liquidità che rendeva insostenibile un portafoglio ordini da 3,72 miliardi di euro, per il 73% all’estero.

Il 29 maggio 2020 il Tribunale di Ravenna omologò un concordato preventivo in continuità aziendale, approvato dai creditori con il 78,15% dei voti. Il piano prevedeva il pagamento integrale dei creditori in prededuzione, dei privilegiati e dei fornitori strategici. Ai chirografari, categoria in cui rientravano gli obbligazionisti, veniva invece riservata una soddisfazione parziale e non monetaria: strumenti finanziari partecipativi (SFP), poi convertibili in obbligazioni del prestito “CMC 2022-2026”, il cui rendimento era legato ai risultati attesi dalla cooperativa fino al 2030.

Era, in sostanza, la trasformazione di un credito in una scommessa sul rilancio. Il debito chirografo ammontava a circa 1,8 miliardi, di cui 575 milioni riferibili ai due prestiti obbligazionari.

La scommessa è stata persa. Nell’estate 2024 la Procura di Ravenna ha chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale, contestando carenze nei pagamenti previsti dal concordato omologato. CMC ha risposto avviando il 24 giugno 2024 una composizione negoziata della crisi presso la Camera di Commercio di Ravenna e Ferrara, con la nomina dell’esperto indipendente dott.ssa Stefania Chiaruttini.

La cessione del ramo d’azienda ad Alpha General Contractor

L’8 ottobre 2025 Alpha General Contractor ha preso pieno possesso della CMC di Ravenna, aggiudicandosi per 17,5 milioni di euro il ramo d’azienda comprensivo del marchio, dei 597 dipendenti, di infrastrutture, appalti e alcune partecipate. La società, presieduta da Asmaa Gacem con amministratore delegato Antonio Politano, ha sede legale a Milano e sede operativa a Firenze e fa capo alla holding Finres.

Il “cuore” del colosso cooperativo ravennate è passato di mano. Alla procedura resta il compito di distribuire ai creditori quanto ricavato.


Il concordato semplificato: le tappe del 2026

Non essendo emersa una soluzione di risanamento dalla composizione negoziata, C.M.C. di Ravenna Soc. Coop. in liquidazione ha depositato il 19 dicembre 2025 una richiesta di omologazione di concordato semplificato ai sensi degli articoli 25-sexies e seguenti del Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019), con contestuale richiesta di misure protettive.

Il Tribunale di Ravenna ha aperto la procedura (n. 3/2025, Giudice Relatore dott. Gilotta) e nominato ausiliario il Prof. Dott. Luca Mandrioli. Sono seguiti i provvedimenti del 13 marzo, 13 maggio e 4 giugno 2026, quest’ultimo con l’ordine di pubblicazione ai creditori della documentazione della procedura: il ricorso, la relazione finale dell’esperto, il parere sui presumibili risultati della liquidazione, il parere dell’ausiliario e l’elenco dei creditori aggiornato al 31 ottobre 2025.

Con il provvedimento del 13 maggio 2026 il Tribunale ha fissato l’udienza di omologazione al 28 luglio 2026, celebrata nei giorni scorsi. La comunicazione ai creditori è stata sottoscritta il 18 giugno 2026 dal liquidatore Romano Paoletti.

Secondo quanto circolato tra i creditori, la proposta prospetterebbe per i chirografari una soddisfazione nell’ordine del 2% del credito: poco più di venti euro ogni mille di valore nominale.

Perché in questa procedura i creditori non votano

Il concordato semplificato ha una caratteristica che pesa molto in casi come questo: non è previsto il voto dei creditori. L’omologazione è rimessa direttamente al Tribunale, che verifica tra l’altro l’assenza di pregiudizio rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale e il rispetto delle cause di prelazione.

Ai creditori restano due strumenti: l’opposizione all’omologazione, da proporre costituendosi entro il termine perentorio di dieci giorni prima dell’udienza, e il reclamo alla Corte d’Appello contro il decreto di omologazione. Sono termini stretti, che rendono necessaria una valutazione tecnica tempestiva.


Gli investitori retail e i due bond CMC

I titoli finiti nei portafogli dei risparmiatori italiani sono principalmente due:

  • il bond da 325 milioni di euro, scadenza 15 febbraio 2023, cedola 6% (ISIN XS1717576141)
  • il bond da 250 milioni di euro, scadenza 1° agosto 2022, cedola 6,875% (ISIN XS1645764694)

Erano obbligazioni high yield, quotate alla Borsa del Lussemburgo, con un profilo di rischio che nulla aveva a che vedere con quello di un investitore prudente. Eppure una quota rilevante di questi titoli è arrivata nei portafogli di clientela retail italiana, in molti casi tramite il collocamento allo sportello. Già nel dicembre 2018 le quotazioni erano scese sotto gli 8 centesimi, con perdite superiori al 90% del valore nominale.


Perché l’azione contro l’intermediario è una strada distinta

Qui si apre il punto che riguarda direttamente chi ha comprato tramite banca o consulente. La procedura concorsuale riguarda l’emittente. L’eventuale responsabilità dell’intermediario è un’altra cosa, e non si estingue con il concordato.

Il collocamento di obbligazioni corporate ad alto rendimento presso clientela non professionale impone obblighi stringenti, previsti dal Testo Unico della Finanza e dalla disciplina MiFID:

  • Profilatura effettiva del cliente, con verifica reale di conoscenza, esperienza, obiettivi e capacità di sopportare le perdite
  • Valutazione di adeguatezza o appropriatezza dell’operazione rispetto a quel profilo
  • Informazione chiara e completa sui rischi, incluso il rischio emittente e il rischio di liquidità del titolo
  • Gestione del conflitto di interessi, profilo particolarmente delicato quando l’intermediario collocatore era a sua volta esposto verso l’emittente
  • Controllo della concentrazione del rischio nel portafoglio del cliente

Quando questi obblighi non risultano rispettati, la perdita può essere ricondotta non soltanto al dissesto dell’emittente ma alla condotta dell’intermediario, con conseguente possibilità di agire per il risarcimento o per la restituzione delle somme investite. È una materia su cui la giurisprudenza si è ampiamente consolidata.

C’è poi un elemento pratico che rende questo il momento giusto per verificare. Molti obbligazionisti hanno atteso l’esito del percorso concordatario prima di muoversi. Con la definizione della percentuale di soddisfazione il danno diventa determinabile, e l’analisi della posizione poggia su basi più solide. Al tempo stesso vanno considerati i profili di prescrizione, che decorrono secondo criteri da valutare caso per caso e che sconsigliano di rinviare ulteriormente la verifica.


Come far analizzare la propria posizione

Martingale Risk segue la vicenda CMC dal 2019 e assiste i risparmiatori nella valutazione delle posizioni in obbligazioni e strumenti finanziari partecipativi della cooperativa.

Il percorso parte da un’analisi preliminare gratuita della documentazione contrattuale e degli ordini di acquisto: ricostruisce la dinamica del collocamento, verifica il rispetto degli obblighi informativi e di adeguatezza e quantifica il danno potenzialmente recuperabile. L’adesione resta facoltativa e le spese tecniche e legali sono interamente a carico di Martingale Risk, secondo il modello no win, no fee: il compenso è riconosciuto esclusivamente a risultato conseguito.

I documenti utili alla verifica sono il contratto quadro di investimento, il questionario di profilatura MiFID, gli ordini di acquisto, la rendicontazione periodica e le comunicazioni ricevute dall’intermediario nel periodo del collocamento.

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