Bond CMC Ravenna
Periodo di riferimento:
Gli ultimi 10 anni
Controparti verso cui è diretta l’azione:
- Cooperativa Muratori & Cementisti (CMC Ravenna)
- Tutte le banche intermediarie italiane che hanno venduto bond CMC
approfondimenti:
La storica Cooperativa Muratori & Cementisti, uno dei maggiori general contractor italiani, nota al grande pubblico come CMC Ravenna, è finita sotto i riflettori nell’autunno del 2018, quando una grave crisi finanziaria è culminata il 4 dicembre 2018 con la richiesta di accesso al concordato preventivo “con riserva” (ex art. 161 della Legge fallimentare).
Otto anni dopo, quella crisi è arrivata al capolinea. Il ramo d’azienda operativo è stato ceduto, la cooperativa è in liquidazione e il concordato semplificato depositato nel dicembre 2025 lascia ai creditori chirografari, categoria in cui rientrano gli obbligazionisti, una frazione minima del capitale.
Per chi ha acquistato quei titoli tramite una banca o un consulente finanziario, però, la vicenda non finisce con il concordato. La procedura riguarda l’emittente. La responsabilità dell’intermediario che ha collocato i titoli è una questione distinta, e va valutata separatamente.
Bond CMC Ravenna: perché gli investitori retail sono stati colpiti
A gravare sui conti del gruppo erano circa 2 miliardi di euro di debiti e, soprattutto, una rilevante scarsità di liquidità rispetto agli impegni di un portafoglio ordini che al 30 giugno 2018 ammontava a 3,72 miliardi di euro, per il 73% all’estero.
La causa preponderante risiedeva nella difficoltà sistematica di incasso e nei ritardi nei pagamenti, come già accaduto ai grandi competitor Astaldi e Condotte e più in generale al settore delle grandi costruzioni italiane.
A soffrirne le conseguenze maggiori sono stati gli investitori retail, cioè i risparmiatori italiani che avevano in portafoglio le obbligazioni emesse da CMC Ravenna. Nello specifico:
- Bond da 325 milioni di euro, scadenza 15 febbraio 2023, cedola 6% (ISIN XS1717576141)
- Bond da 250 milioni di euro, scadenza 1° agosto 2022, cedola 6,875% (ISIN XS1645764694)
Si trattava di titoli high yield quotati alla Borsa del Lussemburgo, con un profilo di rischio incompatibile con quello di un risparmiatore prudente. Nel dicembre 2018 le quotazioni erano già scese sotto gli 8 centesimi, con perdite superiori al 90% del valore nominale.
Va evidenziato un punto che ricorre in vicende di questo tipo: nella fase in cui il merito di credito dell’emittente si deteriorava, una quota rilevante di questi titoli si è spostata dai portafogli degli investitori istituzionali a quelli della clientela retail italiana, in molti casi attraverso il collocamento allo sportello. Sul fronte dell’emittente, inoltre, la trasparenza delle comunicazioni al mercato nei mesi antecedenti alla richiesta di concordato è stata oggetto di forti critiche.
Dal concordato del 2020 al concordato semplificato del 2026
La conversione dei crediti in strumenti di rischio
Il 29 maggio 2020 il Tribunale di Ravenna ha omologato un concordato preventivo in continuità aziendale, approvato dai creditori con il 78,15% dei voti. Il piano prevedeva la soddisfazione integrale dei creditori in prededuzione, dei privilegiati e dei fornitori strategici. Agli altri creditori chirografari, obbligazionisti compresi, veniva riservata una soddisfazione parziale e non monetaria, tramite l’attribuzione di strumenti finanziari partecipativi (SFP), successivamente convertibili in obbligazioni del prestito “CMC 2022-2026”.
Era proprio questa la posizione più esposta: la conversione di strumenti di debito in strumenti di rischio legava il recupero ai risultati attesi dalla cooperativa fino al 2030. Le stime degli analisti dell’epoca indicavano una percentuale di recupero inferiore al 25% del valore nominale. Il debito chirografo complessivo ammontava a circa 1,8 miliardi, di cui 575 milioni riferibili alle obbligazioni.
Il ritorno della crisi e la cessione del ramo d’azienda
Il rilancio non ha retto. Nell’estate 2024 la Procura di Ravenna ha chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale, contestando carenze nei pagamenti previsti dal concordato omologato. CMC ha risposto avviando il 24 giugno 2024 una composizione negoziata della crisi, con la nomina dell’esperto indipendente dott.ssa Stefania Chiaruttini.
L’8 ottobre 2025 Alpha General Contractor, società facente capo alla holding Finres, ha preso pieno possesso della CMC di Ravenna, aggiudicandosi per 17,5 milioni di euro il ramo d’azienda comprensivo del marchio storico, dei 597 dipendenti, di infrastrutture, appalti e alcune partecipate.
Il concordato semplificato
Non essendo emersa una soluzione di risanamento, C.M.C. di Ravenna Soc. Coop. in liquidazione ha depositato il 19 dicembre 2025 una richiesta di omologazione di concordato semplificato ai sensi degli artt. 25-sexies e ss. del Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019).
Il Tribunale di Ravenna ha aperto la procedura (n. 3/2025, Giudice Relatore dott. Gilotta), nominando ausiliario il Prof. Dott. Luca Mandrioli, e con provvedimento del 13 maggio 2026 ha fissato l’udienza di omologazione al 28 luglio 2026.
In questa procedura i creditori non votano: l’omologazione è rimessa al Tribunale, che verifica tra l’altro l’assenza di pregiudizio rispetto all’alternativa liquidatoria. Contro il decreto di omologazione è ammesso reclamo alla Corte d’Appello.
Il rapporto tra quanto ricavato dalla cessione e l’entità del passivo lascia prevedere per i chirografari una soddisfazione di entità marginale.
Come affrontare le perdite e accertare le responsabilità degli intermediari
Il collocamento di obbligazioni corporate ad alto rendimento (come i bond CMC Ravenna) presso clientela non professionale è soggetto a obblighi precisi, previsti dal Testo Unico della Finanza e dalla disciplina MiFID. In particolare l’intermediario deve:
- effettuare una profilatura effettiva del cliente, verificandone conoscenza, esperienza, obiettivi di investimento e capacità di sopportare le perdite
- valutare l’adeguatezza o l’appropriatezza dell’operazione rispetto a quel profilo
- fornire un’informazione chiara e completa sui rischi, incluso il rischio emittente e il rischio di liquidità
- gestire correttamente i conflitti di interesse, profilo particolarmente rilevante quando l’intermediario collocatore era a sua volta esposto verso l’emittente
- monitorare la concentrazione del rischio nel portafoglio del cliente
Quando questi obblighi non risultano rispettati, la perdita subita dal risparmiatore può essere ricondotta non soltanto al dissesto dell’emittente, ma alla condotta dell’intermediario, aprendo la strada a un’azione di risarcimento o di restituzione delle somme investite.
Un ultimo elemento merita attenzione: la conclusione del percorso concorsuale rende il danno determinabile, rafforzando l’analisi della posizione. Al tempo stesso vanno valutati i termini di prescrizione, che seguono criteri specifici a seconda del tipo di azione e delle circostanze del singolo caso. È una ragione concreta per non rinviare la verifica.
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L’analisi preliminare è gratuita e non vincolante: ricostruisce la dinamica del collocamento, verifica il rispetto degli obblighi informativi e di adeguatezza da parte dell’intermediario e quantifica il danno potenzialmente recuperabile. Le spese tecniche e legali sono interamente a carico di Martingale Risk e il compenso è riconosciuto esclusivamente a risultato conseguito (modello no win, no fee).