Una coppia di investitori napoletani ha acquistato una serie di lotti obbligazionari emessi da Astaldi, poi entrata in fase di concordato preventivo nel 2020. Al fine di recuperare la perdita, gli investitori (e gli eredi) si sono affidati a Martingale Risk. Dall’analisi del nostro team sono emerse varie criticità imputabili alla banca che ha venduto i titoli. I contratti stipulati con la banca prevedevano espressamente il servizio di consulenza, che impone una valutazione di adeguatezza dell’investimento specifico per ogni cliente. La banca si è invece limitata a una valutazione di mera appropriatezza, operando in modo automatico sulla base di un profilo finanziario con validità triennale, senza mai verificare caso per caso se i singoli acquisti fossero adeguati. In particolare, nessuno ha controllato la concentrazione eccessiva del portafoglio: al 31 dicembre 2017 i titoli Astaldi rappresentavano già oltre il 50% del portafoglio, arrivando addirittura al 100% nel marzo 2018. Nonostante ciò, la banca ha continuato ad autorizzare nuovi acquisti. Le obbligazioni Astaldi non disponevano di un prospetto approvato dalla Consob (come richiesto dall’art. 94 TUF): l’emittente aveva pubblicato solo un offering memorandum privato, non sottoposto ad alcun controllo regolamentare. L’offering memorandum stesso specificava che, per il mercato italiano, quei titoli potevano essere venduti solo a investitori qualificati, non al pubblico retail. I due erano invece clienti al dettaglio. La banca non solo ha permesso di acquistare strumenti a loro non destinati, ma non li ha mai informati di questo vincolo né dell’elevato rischio che ne derivava. Con il nostro supporto, gli eredi si sono rivolti al Tribunale di Milano, il quale ha convenuto con le nostre deduzioni e ha condannato la banca a risarcirli per la somma di ben € 1.006.673,22 oltre interessi e spese legali. 

Sentenza vinta in 36 mesi  – leggi la sentenza integrale